Come è noto, i governo italiano e spagnolo hanno chiesto una deroga al patto di Stabilità per finanziare la riduzione degli effetti del caro energia. La Ue ha finalmente risposto che è possibile, nella misura di 12-15 miliardi, ma non per finanziare sconti generalizzati sui combustibili fossili. La deroga, come richiesto dalla Spagna, va usata per investire sulle rinnovabili e per aumentare i consumi elettrici per la mobilità e il riscaldamento perché maggiormente efficienti. L’economista Leonardo Becchetti ha usato una similitudine per spiegare la logica: “se un paziente affetto da una malattia grave si trova costretto a pagarsi la cura e ha a disposizione risorse aggiuntive non le spende certo tutte in antidolorifici, ma darà priorità al farmaco che può guarire”. La nostra malattia è la dipendenza dalle fonti fossili che ci espone ad aumenti del costo dell’energia che alimentano ondate inflazionistiche ogni qualvolta i prezzi di gas e petrolio risentono di qualche crisi o di qualche guerra: come nel 1973, nel 2012, nel 2022 con la guerra russo-ucraina e oggi con la chiusura dello stretto di Hormuz. Le impennate dei prezzi dell’energia, l’inflazione ha colpito maggiormente i ceti più poveri e aumentato le diseguaglianze.
L’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) ha recentemente criticato quei paesi, come l’Italia, che spendono per abbassare universalmente i prezzi dei carburanti e delle bollette. Sbagliato perché sono misure molto costose (un miliardo al mese in Italia) che costringono a mantenere alta la pressione fiscale. Sbagliato perché “invia il segnale di mercato sbagliato, indebolendo gli incentivi per ridurre l’uso di energia e migliorare l’efficienza” e, mantenendo alti i consumi aumentano la penuria di gas e petrolio per tutta Europa. Sbagliato soprattutto perché “gran parte del sostegno finanziario non raggiunge coloro che ne hanno più bisogno: le famiglie a basso reddito che lottano per pagare le bollette energetiche. Poiché le famiglie a reddito più elevato tendono a spendere di più per l’energia in termini assoluti, le riduzioni dei prezzi su larga scala spesso offrono maggiori guadagni ai gruppi a reddito più elevato. Ad esempio, un recente studio nei Paesi Bassi stima che circa il 70% del valore totale di una riduzione ampiamente applicata dell’accisa sul carburante finisca per beneficiare di gruppi a reddito medio e alto.”
Gli sconti sulle accise favoriscono i ricchi
L’OCSE, che riunisce i paesi più ricchi, ha constatato che al culmine della crisi energetica del 2022, le famiglie a basso reddito nelle economie avanzate hanno speso circa un quarto del loro reddito in energia, in aumento di 4 punti percentuali rispetto al 2021. Al contrario, le famiglie a reddito più alto hanno speso appena il 5% del reddito, con un aumento di appena l’1%. Quindi, abbassare i prezzi per tutti, avvantaggia principalmente i redditi maggiori: gli altri, un terzo della popolazione, sta al freddo d’inverno e rinuncia a mettersi in viaggio.
Per queste ragioni, economisti ed esperti (anche non culturalmente di sinistra), propongono invece misure dal lato della domanda volte all’efficienza energetica e ad aiutare i consumi e le scelte dei ceti medio-bassi. Ad esempio, invece di ridurre il costo del gasolio, sono suggerite implementazione del trasporto pubblico elettrico (treni e autobus), riduzioni per gli abbonamenti per studenti e lavoratori, bonus per l’acquisto di mezzi elettrici (anche a due ruote), mirati ai redditi minori, come in India e in Francia e Germania.
Contro il caro bollette si promuovono interventi per l’efficienza nell’edilizia popolare, in Canada, in Europa e in Cina si è dato vita a programmi alla sostituzione di caldaie con pompe di calore, sovvenzionando le famiglie a basso e medio reddito. In Indonesia si incentivano cucine ad induzione e pentole efficienti.
E soprattutto, come dovunque nel mondo, si installano impianti solari ed eolici. Emanuele Orsini, presidente Confindustria, scrive sui social: “Oggi in Italia abbiamo autorizzazioni ferme per oltre 4 mila impianti: circa 90 GW di fotovoltaico e 57 GW di eolico, per un totale di 147 GW di capacità energetica attualmente bloccata. Solo nel fotovoltaico, impianti per oltre 23 GW hanno già ottenuto la Valutazione di Impatto Ambientale e attendono l’autorizzazione finale.” Soprattutto medio-grandi impianti fotovoltaici (10-20 MW) e pale eoliche (1-5 MW ciascuna), più convenienti e con il minor impatto ambientale.
Cosa si potrebbe fare subito?
La Lega ha risposto che si tratta di misure a lungo termine. Sbaglia: si possono trovare politiche ecologiche che, come certi farmaci svolgano sia la funzione di curare la malattia che alleviare il dolore, ad esempio usando i fondi che il governo italiano non ha ancora speso delle aste di carbonio (ETS, la “tassa” europea che la destra italiana vorrebbe abolire).
Il principale è l’Energy Release, un incentivo alle imprese per investire sulle rinnovabili per il proprio autoconsumo: lo stato (GSE) anticipa elettricità a basso prezzo per una durata pari a 36 mesi, in cambio dell’impegno alla realizzazione di impianti da fonti di energia rinnovabili attraverso i quali l’elettricità è restituita alla rete, nei venti anni successivi. La misura andrebbe subito finanziata maggiormente e calibrata sulle piccole e medie aziende italiane.
Analoga misura si può prevedere anche per le famiglie, costruendo un meccanismo analogo per le nascenti comunità energetiche. Per le comunità energetiche la situazione in Italia è addirittura opposta. Prima si spende per realizzare gli impianti e per aderire alla comunità di condivisione dell’energia rinnovabile, poi si attende più di un anno per il riconoscimento formale e l’arrivo di un anticipo del guadagno ottenuto dall’energia autoprodotta. Perché non semplificare il meccanismo e anticipare in bolletta almeno un acconto dell’autoconsumo a tutte le famiglie quando decidono di aderire ad una comunità energetica che si sia impegnata a realizzare un impianto rinnovabile nelle vicinanze. Il GSE comunica che ci sono 48mila richieste per impianti in CER a fronte di un migliaio già esistenti ed operanti. La Comunità Solare, la CERS cooperativa nata dalle associazioni lodigiane e piacentine, ne ha oggi 40 funzionanti e più di 80 in cantiere o in progetto: più di 4 milioni di euro di investimenti dei soci cooperatori, famiglie, piccoli comuni, cooperative sociali, associazioni e parrocchie.
La forza straordinaria dell’Italia è nella progettualità e nell’intraprendenza di cittadini e imprese, mentre le regole e la burocrazia di un governo che si dichiara liberista osteggiano la transizione energetica. Ci sono voluti 6 mesi per autorizzare il rigassificatone che ha smesso di operare dopo la chiusura dello stretto di Hormuz. Ci vogliono 3 anni per far funzionare una comunità energetica e 6 anni per autorizzare una pala eolica in mare. E si fanno leggi per realizzare nuove centrali nucleari importate dall’estero e di cui non esiste neppure un prototipo industriale al mondo.
La politica deve cambiare: l’Europa non è il problema, e la soluzione e il governo, nazionale e locale, deve liberare energie e aiutare imprese innovative e cittadini nella giusta transizione.
L’Institute for energy economics and financial analysis (Ieefa), in un recente report analizza la vulnerabilità energetica europea a causa dell’eccessiva dipendenza dal gas e, in particolare la debolezza dell’Italia, indicato come esempio di Paese comunitario particolarmente dipendente dal prezzo del GNL (metano liquefatto).
L’interruzione dei flussi di petrolio e di gas naturale liquefatto (Gnl) attraverso lo Stretto di Hormuz hanno aumentato i prezzi del gas sul Title transfer facility (Ttf) — l’hub di riferimento europeo per il trading del gas — provocando forti picchi dei prezzi dell’energia elettrica soprattutto in Italia e Germania. Al contrario, aggiungono sempre gli esperti dell’istituto che che analizza mercati e politiche energetiche a livello globale, l’impatto è stato molto più limitato in Spagna e in Francia.
Come mai? Nella maggior parte dei mercati dell’Ue, il gas determina in genere il prezzo marginale solo per poche centinaia o al massimo 1.500 ore all’anno. In Italia superiamo le 5.000 ore all’anno (in un anno ci sono 8.760 ore). Questo fattore incide sul prezzo medio, che si ripercuote mensilmente sulla bolletta elettrica.
In Italia e Germania la correlazione tra i prezzi del gas e dell’elettricità è molto più forte che in Spagna e Francia. Nel 2024, i prezzi all’ingrosso dell’elettricità in Francia e Spagna si sono infatti generalmente attestati nella fascia di 55–70 €/MWh. In Germania e nei Paesi Bassi, i prezzi erano più elevati e più volatili, in genere compresi tra 75 e 95 €/MWh. In Italia, i prezzi hanno costantemente raggiunto i 90–110 €/MWh. In questi primi quattro mesi del 2026, in Italia il prezzo dell’elettricità è stato mediamente superiore a 120 €/MWh, in Germania 95 €/MWh, in Francia ha oscillato tra 50 e 100, in Spagna tra 20 e 75 €/MWh. In Spagna l’energia elettrica all’ingrosso nel 2026 è costata meno della metà che in Italia.
Per la cronaca: il prezzo all’ingrosso dell’elettricità incide su metà circa delle bolletta finale pagata dal consumatore. Ma in Italia i costi fissi in bolletta (oneri di sistema e costi di rete) incidono maggiormente sulle famiglie e la piccola impresa: la grande industria energivora paga in proporzione di meno.
Come mai Francia e Spagna pagano di meno? In Francia, dove l’energia nucleare domina il mix di generazione, il gas determina il prezzo con relativa rarità. Anche in Spagna e in Portogallo, dove le energie rinnovabili rappresentano ormai il 60% della produzione annua, il ruolo del gas è limitato a periodi più brevi.
Nel 2019 la Spagna copriva il suo fabbisogno di elettricità con il 39% di rinnovabili, nel 2025 è arrivata a coprire con eolico e solare il 56% e nei primi mesi del 2026 il 65% (dati del gestore di rete Red Eléctrica de España). Il totale di energia rinnovabile ha raggiunto lo scorso anno la cifra record di 150,8 TWh.
Nello stesso periodo noi siamo passati dal 37% di rinnovabili al 41% del 2025, scesi al 33% dei primi mesi 2026 (per effetto della scarsa insolazione invernale).
L’influenza dell’import dall’estero è per Spagna e Italia analogo, 10-13%. Il carbone il 2-3% come in Italia. Il nucleare fornisce in Spagna appena il 15%.
La differenza è fatta dalle rinnovabili. Anche in Italia le rinnovabili e, in particolare, il solare contribuisce e potrebbe contribuire alla diminuzione del costo dell’energia. Basti pensare all’andamento della prima asta del meccanismo “FER X Transitorio” che ha registrato un notevole interesse, soprattutto per il settore fotovoltaico, con un prezzo medio di aggiudicazione di meno di 57 €/MWh. In particolare per il fotovoltaico sono stati assegnati 7.697,6 MW a 474 impianti (16 MW in media), quasi interamente nuove costruzioni ad un prezzo medio ponderato sulla potenza si è attestato a 56,825 €/MWh.
Il problema è: ma questi impianti si realizzeranno? E quando?
Ormai non è più solo Legambiente e Elly Schlein ad accusa il governo. Emanuele Orsini, presidente Confindustria, ha scritto la settimana scorsa sui social: “Oggi in Italia abbiamo autorizzazioni ferme per oltre 4 mila impianti: circa 90 GW di fotovoltaico e 57 GW di eolico, per un totale di 147 GW di capacità energetica attualmente bloccata. Solo nel fotovoltaico, impianti per oltre 23 GW hanno già ottenuto la Valutazione di Impatto Ambientale e attendono l’autorizzazione finale.”
E il nucleare? I nuovi reattori produrranno, tra dieci o vent’anni, elettricità ad un prezzo stimato medio di 130 €/MWh (dati IEA), quindi almeno il doppio di sole e vento. Ma per ora, gli unici tre nuovi reattori in avanzata costruzione in Inghilterra, Svezia e Francia, hanno già più che raddoppiato i costi e chiesto aiuto agli stati. Il nucleare non sarà mai realizzato dal libero mercato, si farà se, come in Francia, i costi sono coperti dagli Stati che vogliono dotarsi di bombe atomiche.
C’è un giustificato allarme per l’uso pervasivo dell’intelligenza artificiale nelle nuove guerre in Ucraina e in Medio Oriente. Preoccupazione anche a casa nostra di cinquantina di sindaci lombardi che si sono visti presentare richieste di nuovi “data center” dove i computers processeranno i dati con una mostruosa richiesta di 66 GW di potenza elettrica (oggi il picco dei consumi in Italia si attesta tra 55 e 60 GW). Preoccupazione anche nel lodigiano, per l’alta concentrazione di data center nel confinante milanese e per il “più grande data center europeo” previsto a Bertonico.
Sono state emanate linee guida da parte del Ministero Ambiente e Sicurezza Energetica e poco efficaci norme urbanistiche della Regione Lombardia: il Ministero ha già approvato 14 grandi data center, 5 di Microsoft altri di Amazon, Data4 (francese), Equiniix, Stack, Cyrus e infine gli italiani Noovle (TIM-Poste) e Aruba, unico vicino a Roma, tutti gli altri attorno a Milano, alimentati con le centrali fossili del lodigiano e del piacentino (la seconda e la terza provincia italiana per potenza termoelettrica installata).
In questi giorni sono stati il papa Leone XIV con l’Enciclica Magnifica Humanitas e il Governatore della Banca a portare l’attenzione sui problemi più importanti che pone l’intelligenza artificiale e la sua ricaduta territoriale, cioè di nuovi grandi impianti (hyperscale). Per entrambi non si deve fermare il progresso, ma scegliere bene e presto. Il titolo del terzo capitolo dell’Enciclica è significativo: “Tecnica e dominio. La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’IA”: il papa ci invita a “scegliere a quale progetto lavorare e con quale stile, per custodire e valorizzare la magnifica umanità… Il progresso tecnico, in sé prezioso, chiede un discernimento sulla visione antropologica che lo guidi e sui fini che persegue.” Papa Leone si richiama alla critica del “paradigma tecnologico” descritto da papa Francesco nella “Laudato sì”: quando le tecnologie “non capiscono ciò che producono”, “non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sé il peso delle conseguenze”. Come i droni delle nuove guerre, che colpiscono chirurgicamente il bersaglio, fatto di soldati o civili, bambini, soccorritori, infermieri e giornalisti. Come le app che ci propongono infallibilmente acquisti dedotti in una conversazione privata.
L’Europea ha cercato di regolare il controllo dei dati e costringere l’industria big-tech alla trasparenza, ma il presidente USA Donald Trump le ha difese minacciando nuovi dazi. Nel 2019 Shoshana Zuboff, docente di Harvard, scrisse “Il capitalismo della sorveglianza”, dal sottotitolo “Il futuro dell’umanità nell’era dei nuovi poteri” per chiedere ai governi di difendere la libertà dei cittadini. Qual’è allora la politica industriale del governo italiano con i 49 miliardi di euro del PNRR per la digitalizzazione dell’Italia?
Le conseguenze ambientali più preoccupanti dei data center sono legate ai consumi elettrici: secondo il Politecnico di Milano vedremo entro il 2030 ben 2 GW di nuova potenza impegnata che si tradurrà in un aumento di 14 TWh all’anno di consumi, quasi il 5% della domanda nazionale. Possibile che nessuno condizioni gli insediamenti a non sprecare e fornirsi di rinnovabili?
E infine c’è la speculazione immobiliare per ospitare i nuovi hyperscale: Terna (società che gestisce la rete elettrica) e Politecnico stimano che solo il 10% delle richieste di connessione andrà davvero in porto entro il 2040. E intanto si neghi immediatamente ogni autorizzazione al 90% delle 209 richieste che bloccano la rete elettrica.
“Alla Festa dei Popoli del 23 maggio 2026 venite con la bolletta elettrica”. Legambiente LodiVerde sarà presente con lo sportello Giusta Transizione energetica per aiutare tutti a difendersi dal caro energia: Comunità Energetiche, cambiare consumi, cambiare fornitore e gruppo d’acquisto solare e impianti.
Lodi Solare – banchetto Legambiente
Lodi, 19 maggio 2026. Oggi, in conferenza stampa presso la sede dell’associazione, Andrea Sari, Giusi Santus e Andrea Poggio, i nuovi servizi volontari ai cittadini, agli enti e alle PMI che prendono la forma di un vero e proprio sportello per la “Giusta Transizione energetica”. Legambiente è tra i promotori il 23 maggio della Festa dei Popoli, sarà presente con un gazebo allo scopo di aiutare famiglie, italiane o emigrate, enti pubblici e privati e piccole imprese a cominciare a difendersi dal caro energia e dal caro bolletta. Ecco quel che ci proponiamo:
“venite con la vostra bolletta elettrica”, cartacea o anche pdf sul cellulare: vi aiutiamo a leggerla e comprendere cosa si può fare per ridurne l’impatto;
aderire alla Comunità Solare (www.coopsolare.it), 25 euro una tantum, la prima CERS del lodigiano con decine di impianti solari che già scambiano elettricità con i soci consumatori e percepisce dal GSE il premio incentivante l’autoconsumo locale in 9 configurazioni;
verificare e stimare il vantaggio di un cambiamento della fornitura elettrica o del gas;
verificare le possibilità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili;
aderire a GAS Solare (gruppo d’acquisto solidale) per l’installazione di impianti fotovoltaici;
verificare l’opportunità di estendere il GAS all’installazione di pompe di calore ad elettricità rinnovabile o smart box di ricarica elettrica o mezzi elettrici a due e quattro ruote.
È la nostra risposta al caro energia, al caro metano che si scarica anche sulle bollette elettriche diventate in Italia le più alte d’Europa dopo la guerra in Medio Oriente. L’Italia dipende dal gas d’importazione più di qualsiasi altro paese al mondo e se sommiamo al costo delle bollette anche quelle dei carburanti, la spesa energetica per le famiglie a reddito più basso incide sul 25% della spesa mensile. Mentre per i redditi più elevati, appena il 6%. È così che la “povertà energetica” porta a rinunce: il 30% delle famiglie soffrono il freddo d’inverno, rinunciano a viaggi e spostamenti o, quando pagano la bolletta della luce, non arrivano alla fine del mese (dati OIPE, Osservatorio nazionale povertà energetica).
I governi non devono spendere per abbassare universalmente i prezzi dei carburanti e delle bollette perché, come in un recente studio olandese, “il 70% del valore totale di una riduzione ampiamente applicata dell’accisa sul carburante finisca per beneficiare di gruppi a reddito medio e alto.” Gli unici che affrontano la crescente spesa energetica senza rinunce. Gli esperti internazionali (OCSE, Agenzia Internazionale per l’Energia) suggeriscono ai governi di spendere risorse pubbliche esclusivamente per incentivare l’efficienza energetica, i consumi di elettricità rinnovabile e ad aiutare i consumi e le scelte dei ceti medio-bassi: ad esempio promuovono interventi per l’efficienza nell’edilizia popolare, impianti solari, programmi per la sostituzione di caldaie con pompe di calore, l’acquisto di elettrodomestici efficienti e cucine ad induzione e pentole efficienti per i redditi medio bassi.
E sui trasporti si suggerisce di aumentare l’offerta di trasporto pubblico elettrico (treni e autobus), abbonamenti per studenti e lavoratori, bonus per l’acquisto di mezzi elettrici (anche a due ruote), mirati ai redditi minori.
Il 17 e il 18 aprile si terrà il “Green Energy Day”, la giornata dedicata alla Transizione Energetica: un’importante occasione di riflessione a livello nazionale sui temi della sostenibilità e dell’innovazione energetica. L’iniziativa prevede l’apertura al pubblico di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e di aziende che abbiano intrapreso percorsi virtuosi di efficientamento energetico.
Legambiente Lodiverde ha scelto di aderire a questo evento promuovendo una giornata, in presenza e online, dedicata all’energia rinnovabile, alla decarbonizzazione, alla promozione della nostra “Comunità Solare” (www.coopsolare.it), a tutti gli impianti rinnovabili nel territorio e alla partecipazione alla transizione energetica.