C’è un giustificato allarme per l’uso pervasivo dell’intelligenza artificiale nelle nuove guerre in Ucraina e in Medio Oriente. Preoccupazione anche a casa nostra di cinquantina di sindaci lombardi che si sono visti presentare richieste di nuovi “data center” dove i computers processeranno i dati con una mostruosa richiesta di 66 GW di potenza elettrica (oggi il picco dei consumi in Italia si attesta tra 55 e 60 GW). Preoccupazione anche nel lodigiano, per l’alta concentrazione di data center nel confinante milanese e per il “più grande data center europeo” previsto a Bertonico.

Sono state emanate linee guida da parte del Ministero Ambiente e Sicurezza Energetica e poco efficaci norme urbanistiche della Regione Lombardia: il Ministero ha già approvato 14 grandi data center, 5 di Microsoft altri di Amazon, Data4 (francese), Equiniix, Stack, Cyrus e infine gli italiani Noovle (TIM-Poste) e Aruba, unico vicino a Roma, tutti gli altri attorno a Milano, alimentati con le centrali fossili del lodigiano e del piacentino (la seconda e la terza provincia italiana per potenza termoelettrica installata).

In questi giorni sono stati il papa Leone XIV con l’Enciclica Magnifica Humanitas e il Governatore della Banca a portare l’attenzione sui problemi più importanti che pone l’intelligenza artificiale e la sua ricaduta territoriale, cioè di nuovi grandi impianti (hyperscale). Per entrambi non si deve fermare il progresso, ma scegliere bene e presto. Il titolo del terzo capitolo dell’Enciclica è significativo: “Tecnica e dominio. La grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’IA”: il papa ci invita a “scegliere a quale progetto lavorare e con quale stile, per custodire e valorizzare la magnifica umanità… Il progresso tecnico, in sé prezioso, chiede un discernimento sulla visione antropologica che lo guidi e sui fini che persegue.” Papa Leone si richiama alla critica del “paradigma tecnologico” descritto da papa Francesco nella “Laudato sì”: quando le tecnologie “non capiscono ciò che producono”, “non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sé il peso delle conseguenze”. Come i droni delle nuove guerre, che colpiscono chirurgicamente il bersaglio, fatto di soldati o civili, bambini, soccorritori, infermieri e giornalisti. Come le app che ci propongono infallibilmente acquisti dedotti in una conversazione privata. 

L’Europea ha cercato di regolare il controllo dei dati e costringere l’industria big-tech alla trasparenza, ma il presidente USA Donald Trump le ha difese minacciando nuovi dazi. Nel 2019 Shoshana Zuboff, docente di Harvard, scrisse “Il capitalismo della sorveglianza”, dal sottotitolo “Il futuro dell’umanità nell’era dei nuovi poteri” per chiedere ai governi di difendere la libertà dei cittadini. Qual’è allora la politica industriale del governo italiano con i 49 miliardi di euro del PNRR per la digitalizzazione dell’Italia?

Le conseguenze ambientali più preoccupanti dei data center sono legate ai consumi elettrici: secondo il Politecnico di Milano vedremo entro il 2030 ben 2 GW di nuova potenza impegnata che si tradurrà in un aumento di 14 TWh all’anno di consumi, quasi il 5% della domanda nazionale. Possibile che nessuno condizioni gli insediamenti a non sprecare e fornirsi di rinnovabili?

E infine c’è la speculazione immobiliare per ospitare i nuovi hyperscale: Terna (società che gestisce la rete elettrica) e Politecnico stimano che solo il 10% delle richieste di connessione andrà davvero in porto entro il 2040. E intanto si neghi immediatamente ogni autorizzazione al 90% delle 209 richieste che bloccano la rete elettrica.

Andrea Poggio (da Il Cittadino del 2 giugno 2026)