Lodi, 21 gennaio 2026. Noi a Lodi facciamo diverso, invece di un unico “Piano urbano per la mobilità sostenibile (PUMS)” ne facciamo due, affidati alla stessa società (il PIM di Milano). Le legge obbliga i Comuni con più di 100 mila abitanti a dotarsi di PUMS, ma suggerisce piani di area metropolitana e accorpamenti territoriali per dotarsi di incisive strategie d’intervento nel medio-lungo periodo (10 anni), al fine di orientare rilevanti risorse pubbliche (regionali, nazionali o persino europee) per la realizzazione di opere infrastrutturali per realizzare un cambiamento significativo verso una mobilità sostenibile, con obiettivi quantificati e misurabili nel tempo (viene richiesto un monitoraggio biennale dei piani, per individuare ritardi, criticità e prevedere correzioni di tiro).
Le associazioni che partecipano alla Consulta Ambiente del Comune di Lodi (ALAUS, Fiab, Legambiente, Movimento contro la Fame nel Mondo, Verde Bottiglia, Animum Ludendo Coles), opportunamente coinvolte dal Comune poco prima delle vacanze di Natale, hanno espresso le seguenti valutazioni:
“… la coerenza tra i due piani si riconosce nella quasi totale assenza di proposte di rilevanza strategica, capaci davvero di governare i cambiamenti epocali della mobilità.”
E poi ancora:“Le associazioni della Consulta invitano sia l’amministrazione Comunale di Lodi, che quella Provinciale:
- alla collaborazione istituzionale e a condividere anche percorsi partecipativi comuni alla redazione ed elaborazione dei due rispettivi PUMS.
- a richiedere di implementare sia i primi documenti strategici che le due simili Relazioni Ambientale strategiche presentati dal PIM con proposte di piano e infrastrutturali di rilevanza strategica, capaci davvero di rendere evidente l’orientamento verso la sostenibilità climatica e sociale del PUMS, definendo e coinvolgendo interlocutori e stakeholders interessati, individuando condizioni, risorse necessarie e tempi di attuazione delle principali proposte.”
Dobbiamo essere coscienti che già oggi il 30% della popolazione (media nazionale) lamenta rinunce nelle occasioni di lavoro, studio, cure sanitarie o relazione e svago, a causa dei costi o limitazioni dei servizi di mobilità (vedi Osservatorio Stili Mobilità Legambiente-Ipsos). Il PUMS avrà consenso se dà speranza di miglioramento di vita a Lodi nei prossimi anni. Se tutto rimane uguale, finiremo per litigare per il parcheggio di fronte a casa o per l’inutile apertura a senso unico di un sottopasso.
Ecco alcune proposte strategiche minime, alcune delle quali neanche nuove, ma assenti dal piano o, se citate, poco valorizzate. Il nostro fine è contribuire a un dibattito pubblico positivo, come quello che già si è aperto sui giornali nelle scorse settimane.
- Oltre ai lavori in corso per il doppio binario sulla medio padana (Codogno-Mantova), chiediamo di introdurre nel PUMS il quadruplicamento della linea ferroviaria Tavazzano – Lodi (già previsto nel piano strategico RFI). Sul tema si sono espressi Comitati pendolari, istituzioni (Consiglio Regionale) e alcune forze politiche. Bene: è possibile che sia l’inizio della “metropolitana” Lodi-Milano? Perché RFI, TreNord e i Comitati Pendolari non sono previsti nel percorso del o dei PUMS?
E’ da notare che sulle quasi 70.000 uscite quotidiane dai confini provinciali, oltre 46.000 sono dirette verso la provincia di Milano, 21.000 all’interno del Comune capoluogo: ma meno di un quarto prende il treno (dati 2020, probabilmente influenzati anche dalle restrizioni Covid). - Le stazioni ferroviarie del territorio devono divenire hub di mobilità sostenibile (con una strategia unitaria e integrata in tutto il lodigiano (e sud Milano) – quindi non solo dotati di capienti parcheggi auto, ma anche fermate TPL, taxi, sharing e una attenzione particolare alla presenza di servizi aperti e alla sicurezza. Il PUMS di Lodi presenta proposte importanti, ma tutte le altre stazioni? Nel lodigiano ci sono 12 comuni che gravitano (10 minuti a piedi) attorno a 9 stazioni. E’ da prevedere un hub anche a Sant’Angelo Lodigiano (linee bus Lodi-Pavia). L’Agenzia TPL, i Comuni e la Provincia, cosa possono o debbono fare insieme per costruire 10 hub di interscambio?
- Implementare offerta ferroviaria (non bastano rotaie, ci vogliono treni, orari, biglietteria, abbonamenti integrati, servizi associati): i programmi vanno concordati e negoziati con Trenord, con l’Agenzia TPL e richiederanno risorse locali. Quali innovazioni si debbono introdurre nell’offerta (integrata) e come sostenere la domanda, specie presso le stazioni più piccole, dove la necessità è più debole?
- Servizi TPL di linea con deviazioni a domanda e servizi a domanda anche con mini bus e van. Nel cremasco è attivo autobus a chiamata che si chiama MioBus ed è gestito da Autoguidovie. In diversi piccoli comuni sono attivi servizi (per anziani e disabili) gestiti anche con accordi con associazioni, cooperative sociali, volontari. Come sostenerli e estendere tali soluzioni? Quali servizi innovativi istituire (sharing ad esempio), quale forme decentrate e promosse dal basso promuovere?
- In ambito urbano (come Legambiente e Fiab hanno scritto al Comune di Lodi) vanno previsti piani per la mobilità pedonale, oltre all’implementazione del piano per la mobilità ciclabile. Un piano che preveda il ridisegno dei percorsi e degli spazi pubblici (strade e piazze) a priorità ciclo-pedonale, un programma di cura e manutenzione (anche e soprattutto per l’utenza debole): lo stesso PIM (dati Regione Lombardia) ci fa osservare che la mobilità pedonale rappresenta oggi quasi la metà degli spostamenti interni alla città di Lodi. Ebbene, il PUMS di Lodi non dedica metà della sua attenzione alla mobilità sostenibile ciclo-pedonale. Abbiamo presentato la richiesta di garantire l’accessibilità ai quartieri ed ai servizi a tutti con tempi di percorrenza massimi di 15 minuti a piedi (“Citta dei 15 minuti”). Devono essere rimosse le barriere (attraversamenti pedonali e ciclabili di tangenziali, ferrovie o – quando possibile – corsi d’acqua) oppure aperti nuovi servizi (come farmacie, scuole o Casa di Comunità). In tutti gli altri casi (a causa di barriere, necessità occasionali, disabilità) devono essere garantita una ridondante offerta di servizi TPL, ciclabili, servizi alla domanda (taxi, sharing…) e – ultima ratio – l’accessibilità con auto privata e parcheggio, a condizioni e prezzi calmierati.
- Si debbono progettare parcheggi (anche multipiano) al fine di intercettare le auto dirette nei centri cittadini o presso le stazioni, soprattutto a Lodi e nei centri maggiori.
- Sicurezza stradale: i dati provinciali (2021 e 2022) misurano un aumento di tutti gli indicatori: incidenti lievi, incidenti con feriti e morti, che coinvolgono soprattutto automobili, ma anche e soprattutto ciclisti, più dei motociclisti e i pedoni. La strada più (frequentata e per questo più) pericolosa è la statale della via Emilia, soprattutto nel tratto a doppia corsia tangenziale a Lodi. Urge la messa a dimora di telecamere di controllo e la predisposizione di attraversamenti pedonali e ciclabili, oltre al sovrappasso della rotatoria della Faustina, vero nodo di traffico che provoca un aumento del traffico di attraversamento parassitario del centro cittadino.
- Per la mobilità delle merci e logistica, il PUMS, come già prima il PGTP, sembra ignorare completamente la ferrovia. Il raddoppio dei binari lungo la tratta Codogno-Mantova è parte di un corridoio ferroviario pensato anche per le merci (Pavia-Cremona-Mantova), che si connette con Genova, Piacenza, Milano e Verona. Si potrebbero così valorizzare gli scali esistenti e le derivazioni ferroviarie di Casale, Codogno, Bertonico e, persino Lodi. Invece il PGTP e il PUMS si concentrano solo sul trasporto merci su gomma, con la previsione di nuovi grandi capannoni di logistica e logistica industriale (e relativo consumo di suolo) disseminati anche a dieci o più chilometri attorno alle ben 4 uscite autostradali (Melegnano, Lodi e Sant’Angelo, Casalpusterlengo e Guardamiglio.
Desideriamo contribuire ad un PUMS (o due coerenti) forte e impegnativo, con unica regia che accomuni Provincia e Comune di Lodi, capaci di aprire interlocuzioni “forti” con le istituzioni maggiori (in primis la Regione), e di cercare bandi e finanziamenti nazionali ed europei e, prima ancora, conquistare il forte sostegno degli stakeholders, dell’opinione pubblica e, quindi, della politica nel territorio. Senza ambizione non si fanno grandi passi avanti, al più si regola il traffico.
In allegato le Osservazioni mandata da Legambiente alla Provincia di Lodi sui primi documenti strategici presentati.