La centrale termoelettrica di Tavazzano, con i suoi 1.970 MW, è una delle più grandi d’Italia, in compagnia solo di quelle di potenza analoga di Civitavecchia e Brindisi. Se consideriamo anche il turbogas Bertonico, con i suoi 800 MW, il lodigiano è seconda in Italia, dopo Brindisi e seguita dalla vicina Piacenza, ad ospitare tanta potenza termoelettrica fossile. La provincia di Lodi è ai vertici nazionali per emissioni di anidride carbonica sia per unità di superficie che per popolazione, come ha attestato anche il Piano provinciale di governo del territorio appena approvato.
In pieno centro urbano a Lodi nella primavera del 2022 è stata realizzata l’ultima caldaia a metano fossile da 20 MW del “teleriscaldamento”, in contro tendenza rispetto alle scelte della stessa utility A2A che a Milano predilige pompe di calore geotermiche rinnovabili.
Oltre ai metanodotti che attraversano le campagne, ospitiamo l’Ital Gas Storage che gestisce a Cornegliano Laudense un deposito sotterraneo da 1,6 miliardi di metri cubi, uno dei 13 in Italia. Controlli agli infrarossi svolti a distanza da Legambiente a maggio dello scorso anno hanno documentato le elevate emissioni fuggitive di metano dagli impianti di Cornegliano. Le fughe di metano sono la seconda causa, dopo la CO2, della crisi climatica che sta colpendo con eventi atmosferici estremi, siccità e incendi territori in tutto il mondo.
La crisi climatica colpisce anche da noi: il mese di giugno di quest’anno è stato il più caldo di sempre, con punte di +3,49 gradi in Italia rispetto al trentennio climatico 1991-2020. A giugno si è verificato un aumento dei decessi di anziani rispetto all’atteso di 20 unità a Milano e 12 a Bergamo, secondo il Sistema di allarme del Sistema Sorveglianza della Mortalità Giornaliera del Ministero della Sanità. L’Agenzia europea dell’Ambiente (Aea) osserva come le ondate di calore siano responsabili del 95 per cento dei decessi causati da eventi meteorologici e climatici estremi, ben 47 mila decessi nell’estate 2023 e costi pari allo 0,5 per cento del Pil: cifra che potrebbe salire al 3 per cento nei Paesi meridionali più colpiti entro il 2060, quando “le ondate di calore pericolose per la salute umana diventeranno più frequenti, più lunghe e più intense”, scrive l’Aea. Più colpiti i poveri, i deboli, gli anziani e i bambini.
Non chiamatelo caldo, è crisi climatica. Non sono fenomeni naturali, ma ingiustizia climatica. Per l’Osservatorio nazionale contro la povertà energetica sono ben 2 milioni, l’8% delle famiglie al di sotto di una certa soglia di reddito che hanno una spesa energetica (elettricità e riscaldamento) più elevata: soprattutto al sud e nelle isole, nei piccoli comuni, con figli, disoccupati o lavori saltuari, immigrati.
Il metano è oggi anche l’energia più cara, che dal 2024 importiamo sempre più dai giacimenti di metano dell’Alaska, sponsorizzati dagli USA di Trump sotto la minaccia di nuovi dazi. Peggio del gas russo usato in precedenza per due ragioni: costa il doppio e inquina quanto il carbone per estrarlo. Eppure liberarci dal metano, anche a Lodi, è oggi possibile e conveniente.
Prima puntata: Per chi non sceglie, tutto è una minaccia.
Andrea Poggio