Legambiente ha presentato le Osservazioni ufficiali alla proposta di PUMS elaborata dal centro studi PIM: un lavoro mediocre. Il Comune e la Provincia hanno sbagliata ad affidarsi al PIM. Il lodigiano si merita di più. Abbiamo un anno per correre ai ripari e far lavorare i tecnici su proposte più serie e ambiziose per muoverci di più, meglio e in sicurezza entro dieci anni.

Il Comune di Lodi ha pubblicato, dopo due anni di lavoro, il Rapporto Ambientale e i primi documenti programmatici del Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile (PUMS) il primo novembre: oggi, 16 dicembre 2025, scadevano i termini per presentare le osservazioni, nella quasi generale disattenzione della città, preoccupata soprattutto dall’annunciata chiusura per sei mesi del ponte sull’Adda. E’ andata ancora peggio per il PUMS provinciale, che ha chiuso la fase di consultazione sui primi documenti con appena una quindicina di osservazioni, quasi tutte di comuni ed istituzioni.
Diciamo subito che si tratta di elaborati di piano mediocri, senza ambizione, in particolare quello provinciale. Gran parte della documentazione propedeutica raccolta è simile, anzi tante pagine sono proprio uguali. D’altra parte entrambi i piano sono stati affidati al PIM di Milano, un’associazione di enti locali, per evitare l’affidamento come gara pubblica. Il PIM aveva predisposto lo studio sul traffico per il nuovo supermercato dell’Esselunga a Lodi. Ma anche dal’esperianza regionale e nazionale Legambiente il PIM non è famoso per saper elaborare PUMS seri e ambiziosi. Già due anni fa Legambiente aveva espresso perplessità per la scelta del PIM e, in aggiunta sull’opportunità di due percorsi di piano, pagati due volte.
Si deve sapere che la legge obbliga ad elaborare PUMS solo le città con più di 100 mila abitanti e invita le città (Lodi ha 46 mila abitanti) ad associarsi al territorio contiguo: avrebbe avuto senso unire le forze ed affidarsi ad uno studio professionale più serio e capace di sviluppare un lavoro che ci aiutasse davvero a superare i problemi di mobilità del lodigiano.
Cosa serve il PUMS?
Il PUMS, come previsto nelle “Linee Guida” europee e dalla legge italiana, dovrebbero accompagnare per i prossimi 10 anni le aree urbane e i territori, a cambiare la mobilità in modo socialmente e ambientalmente sostenibile: per questa ragione sono piani strategici, che debbono mettere al centro la mobilità attiva (pedonale e ciclabile, nei centri abitati) e il trasporto pubblico. Redigere il piano è prerequisito per poter richiedere alla Regione, al Governo e all’Europa significativi investimenti per il trasporto pubblico (treni, linee autobus, hub intermodali). Da una prima letture dei documenti non ci sembra emergere né nuovi orientamenti strategici, né un rilancio significativo del trasporto pubblico. Interessante, ma ancora poco ambizioso, lo sforzo per rendere più accessibile e funzionale la stazione di Lodi.
Se il Piano servisse per raddoppiare tra dieci anni (sino a 4 binari) le rotaie tra Melegnano e Lodi, raddoppiando i treni (ogni 15 minuti), sarebbe un successo insperato e da solo giustificherebbe lo sforzo.
Le Osservazioni di Legambiente
Alcune azioni di piano proposte per Lodi sono interessanti: i quartieri 30 all’ora (per la sicurezza), il completamento delle piste ciclabili, il piano della sosta (sempre che venga poi fatto rispettare). Manca completamente la mobilità pedonale, manca una visione di futuro per rendere davvero accessibile per i pedoni non solo tutto il centro storico, ma anche i quartieri più densamente abitati e quelli oltre la ferrovia e l’Adda.
Legambiente propone per Lodi la strategia della “Città dei 15 minuti”, inventata dall’urbanista Carlos Moreno, per rendere accessibile a tutti (tutti i quartieri, tutti gli strati sociali) i servizi indispensabili alla vita urbana quotidiana: a quindici minuti si deve poter raggiungere a piedi il luogo di lavoro (o la stazione), la scuola, i negozi alimentari, il giardino pubblico, il servizio sanitario (ambulatorio o farmacia) e, ad orari diversi, cinema, teatro o il luogo di aggregazione. Prima ancora che ambientalista, la città Città dei 15 minuti è accessibile, è una proposta di democrazia e uguaglianza. E se non è possibile deve esserci il mezzo pubblico. Lo spostamento con l’auto privata è il più dispendioso per le famiglie: i costi reali delle auto nuove e della benzina sono cresciuti dell’80% in vent’anni, mentre il reddito medio degli italiani è fermo da trent’anni.
“Per Lodi, c’è una buona notizia. Lodi è già, per 2/3 degli abitanti almeno, una città dei 15 minuti a piedi” – si dimostra nel documento di Legambiente, che si può scaricare qui sotto. Ma per rendere accessibili i servizi quotidiani (e la stazione treno e autobus) a tutti si debbono connettere i quartieri periferici e soprattutto rimuovere le barriere: i sottopassi pedonali e ciclabili (stazione e via Piermarini) sono insufficienti e non vanno intasati di traffico auto, e la mobilità ciclo pedonale sull’unico ponte cittadino va migliorata.
Altro che aprire al traffico il sottopasso pedonale e ciclabile di via Piermarini. Piuttosto va diviso il percorso ciclabile da quello pedonale. Ma soprattutto il Comune deve richiedere al PIM di recuperato il tempo perso in questi due anni e pretendere dai tecnici che diano la giusta centralità all’accessibilità pedonale (e ciclabile) a tutti i quartieri e a tutti i servizi e alle destinazioni di interesse quotidiano a Lodi.