In un mese raccolte ben 601 firme di residenti e fruitori e 1.200 on line contro l’apertura alle auto. A Lodi cresce l’inquinamento auto nel 2025, seconda solo a Milano in Lombardia. Legambiente chiede al Comune un cambio di marcia: non possiamo perdere l’occasione del nuovo piano (PUMS) per ridurre traffico e inquinamento.

Da un mese, dal 23 novembre, tutte le domeniche mattina, il Comitato contro l’apertura al traffico del sottopasso della Bassiana organizza un presidio per raccogliere firme (con carta identità per documentare la residenza) solo tra i ciclisti e pedoni fruitori del sottopasso: ieri mattina, domenica 21 dicembre, ne sono state raccolte 601 firme uniche. Firme che si affiancano e in parte sovrappongono alla petizione su change.org: a ieri 1.207 firme on line. Molti, tra i fruitori, affermano che non passeranno più a piedi quando e se il sottopasso si aprisse al traffico. Per un confronto sarebbe sufficiente contare i passaggi pedonali e ciclabili al vicino sottopasso carrabile di via San Colombano.

Non avendolo fatto gli studi di Piano (PUMS), con una semplice App sul telefonino abbiamo provato a contare i passaggi al sottopasso lungo via Tiziano Zalli. Ad esempio, domenica 7 dicembre dalle ore 10:45 alle 11:45:
Pedoni verso sinistra: 58
Pedoni verso destra: 51
Biciclette verso sinistra: 24
Biciclette verso destra: 27
Totale 160 passaggi in un’ora: tanto per una fredda domenica mattina d’inverno, con le scuole chiuse, pochissimi pendolari. Sino alle 11.15 – 11.30 del mattino prevalgono i passaggi da via Zalli verso corso Mazzini (quindi verso il centro), più tardi al contrario.

Cresce a Lodi l’inquinamento delle auto

Lodi è una piccola città di pianura, presa d’assalto dalle auto solo in alcune fasce orarie settimanali: quando si muovono i pendolari e si accompagnano gli studenti con l’autista (anche alle superiori). E quindi cresce l’inquinamento.

i dati raccolti dall’1 gennaio al 18 dicembre dalle centraline di rilevamento certificate di Arpa Lombardia confermano anche per il 2025 il trend complessivamente in miglioramento registrato negli anni precedenti. Come negli anni precedenti, nel 2025 sarà rispettato ovunque il limite annuale per il PM10 (40 microgrammi/m3) con concentrazioni che nella maggior parte delle città capoluogo saranno paragonabili o inferiori a quelle registrate nell’anno 2024. Permarranno ancora superamenti del limite sul numero di giornate (35) con concentrazione media superiore a 50 microgrammi per metrocubo: sforano Milano (64 giorni), Lodi (47), Monza (46), Cremona (44).

A Lodi è inquinamento provocato soprattutto il traffico. A Lodi ci sono 2 centraline: via Vignati e Sant’Alberto. Quella che “sfora” i limiti è la centralina di via Vignati (nel cortile della scuola, lungo i “passeggi”, dove si formano – un’ora al giorno – all’uscita dalle scuole e dal centro) code di auto ed autobus con motore acceso. La centralina di Sant’Alberto è invece collocata in zona periferica e più lontana dalle strade trafficate, per misurare l’inquinamento di fondo. Quindi anche il particolato e i nitrati provocati dall’agricoltura e dal riscaldamento (a metano e caminetti).

Il Piano per la mobilità sostenibile (PUMS).

Il Piano, di cui è stato finalmente pubblicato dopo 2 anni il Rapporto Ambientale e i primi elaborati, è sostanzialmente una prosecuzione dello status quo. Carente nella documentazione e poco ambizioso. Basti ad un dato, tra i tanti: si presuppone da oggi al 2030 un aumento del traffico auto del 6,5% (calcolato su base regionale!). Si stima (senza spiegare come e perché) che le azioni di piano comportino una riduzione del traffico del 5%. Quindi il piano prevede un aumento del traffico auto dell’1,5% al 2030.

Non è molto meglio l’analogo proposta di PUMS, elaborato sempre dal Centro Studi PIM di Milano, che sta scrivendo la Provincia: scarsa documentazione, poco trasporto pubblico e nessuna ambizione di cambiamento. 

Legambiente chiede al Comune e alla Provincia di intervenire sui tecnici che stanno lavorando sul Piano per implementarlo con nuove proposte e soluzioni all’altezza dei problemi da affrontare: la mobilità è un diritto, la mobilità sostenibile è una necessità, è parte del welfare, è valore territoriale, è equità. Non può essere tutta delegata alla spesa delle famiglie che si debbono acquistare l’automobile e debbono mantenerla. La mobilità è oggi un servizio al 90% delegato alla spesa privata delle famiglie. 

Questa è la differenza fondamentale tra i vecchi “piano del traffico” e i nuovi “piani della mobilità sostenibile” (PUMS) che in Italia e in Europa debbono servire per implementare l’offerta di mobilità per tutti e indirizzare gli investimenti pubblici e le nuove opere infrastrutturali nelle ferrovie, nel trasporto pubblico e nella mobilità pedonale, ciclabile e motorizzata. I PUMS del Comune e della Provincia, quale nuovo investimento pubblico significativo si propongono da qui a 10 anni? Leggendo nei primi elaborati dei PUMS non lo abbiamo capito.

Lodi, 22 dicembre 2025